Il primo Ricovero di mendicità

Nel 1845, a S.Martino dall’Argine viene progettata l’istituzione di una Casa di Ricovero per miserabili. A volerla è l’Amministrazione del Pio Luogo Elemosiniere per accogliere, in un ambiente idoneo, otto vecchi cronici (di ambo i sessi), afflitti dalla miseria e a cui non basta il sussidio derivante dalla carità dei privati.

Nonostante le lodevoli intenzioni e gli sforzi degli amministratori del Pio Luogo, l’auspicato Ricovero non potrà essere realizzato perché la Regia Magistratura provinciale, infatti, non approverà il progetto, ritenendo che la nuova istituzione, per soli otto anziani, escluderà certamente molti altri poveri con uguali diritti

I sammartinesi dovranno attendere ancora sei decenni (fino ai 1908) per vedere finalmente realizzato il loro primo Ricovero di mendicità.

tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento la povertà, nel Mantovano, affligge vaste fasce sociali, ai cui bisogni alimentari e medico-sanitari si cerca di far fronte con il ricorso alla beneficenza.

Negli ultimi anni dell’Ottocento sorgono così a Mantova e nelle campagne le cosiddette “Cucine economiche”, una prima forma di assistenza finanziata con i contributi delle Congregazioni di Carità, dei Comuni e di alcune banche

A San Martino, nel 1886, la Commissione comunale antipellagra e la Commissione amministratrice dell’Asilo infantile propongono di attivare, di comune accordo, una Cucina economica, che potrà trovare la sede idonea presso lo stesso Asilo, in piazza Castello. Sarà aperta al duplice scopo di fornire sia l’alimentazione ai bambini poveri della Scuola infantile sia l’adeguato sussidio alimentare ai pellagrosi sostenuti dal Comune, ma potranno anche beneficiarne gli altri indigenti che ne faranno richiesta.

La prima cucina economica viene istituita nel 1894 e trova la sua sede in via Carrobbio, poco distante dalla chiesa detta “dei Frati”, in una porzione della casa di cui è proprietaria la Congregazione di Carità.

L’ istituzione benefica provvede a distribuire minestre agli indigenti del paese, ne fornisce altre a pagamento ed infine non fa mancare razioni alimentari complete (minestra, pane, carne e vino) ai poveri affetti da pellagra.

Nel 1845, a S.Martino dall’Argine viene progettata l’istituzione di una Casa di Ricovero per miserabili. A volerla è l’Amministrazione del Pio Luogo Elemosiniere per accogliere, in un ambiente idoneo, otto vecchi cronici (di ambo i sessi), afflitti dalla miseria e a cui non basta il sussidio derivante dalla carità dei privati.

Nonostante le lodevoli intenzioni e gli sforzi degli amministratori del Pio Luogo, l’auspicato Ricovero non potrà essere realizzato perché la Regia Magistratura provinciale, infatti, non approverà il progetto, ritenendo che la nuova istituzione, per soli otto anziani, escluderà certamente molti altri poveri con uguali diritti

I sammartinesi dovranno attendere ancora sei decenni (fino ai 1908) per vedere finalmente realizzato il loro primo Ricovero di mendicità.

tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento la povertà, nel Mantovano, affligge vaste fasce sociali, ai cui bisogni alimentari e medico-sanitari si cerca di far fronte con il ricorso alla beneficenza.

Negli ultimi anni dell’Ottocento sorgono così a Mantova e nelle campagne le cosiddette “Cucine economiche”, una prima forma di assistenza finanziata con i contributi delle Congregazioni di Carità, dei Comuni e di alcune banche

A San Martino, nel 1886, la Commissione comunale antipellagra e la Commissione amministratrice dell’Asilo infantile propongono di attivare, di comune accordo, una Cucina economica, che potrà trovare la sede idonea presso lo stesso Asilo, in piazza Castello. Sarà aperta al duplice scopo di fornire sia l’alimentazione ai bambini poveri della Scuola infantile sia l’adeguato sussidio alimentare ai pellagrosi sostenuti dal Comune, ma potranno anche beneficiarne gli altri indigenti che ne faranno richiesta.

La prima cucina economica viene istituita nel 1894 e trova la sua sede in via Carrobbio, poco distante dalla chiesa detta “dei Frati”, in una porzione della casa di cui è proprietaria la Congregazione di Carità.

L’ istituzione benefica provvede a distribuire minestre agli indigenti del paese, ne fornisce altre a pagamento ed infine non fa mancare razioni alimentari complete (minestra, pane, carne e vino) ai poveri affetti da pellagra.

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L’apertura del Ricovero

Il primo maggio 1908, viene aperto il Ricovero, in via Carrobbio 1, per accogliere i vecchi inabili al lavoro. Ne può ospitare, al momento, fino ad un massimo di sei; la retta è di lire 15 mensili per la semplice assistenza, pulizia personale ed alloggio e di lire 30 mensili se si aggiunge il mantenimento. Dirige ed amministra l’Istituto la signora Alina Forti, moglie del sindaco Furga, coadiuvata da altre filantropiche persone.

Tale gestione durerà fino al 1919, anno in cui la famiglia Furga, che ha deciso di stabilirsi in Toscana, lascerà definitivamente San Martino, trasferendo provvisoriamente in altre mani quanto è di proprietà del Ricovero.


Il testamento di Sebastiano Baguzzi

Il 16 gennaio 1919, all’età di 87 anni, si spegne, nella sua casa di Bozzolo (via Valcarenghi 43), Sebastiano Baguzzi, celibe, possidente.  Con suo testamento olografo del  1915 e successivo codicillo del 3 febbraio 1916, Sebastiano nomina erede universale ed esecutore testamentario il cugino Luigi Pasotelli, avvocato e dispone  la fondazione, a San Martino, di un ricovero autonomo per cronici invalidi, sei del luogo e due di Cividale ( comune di Rivarolo Mantovano). A tale scopo lascia un capitale di lire 275.000, di cui lire 75.000 da impiegare nella costruzione dell'edificio, per il quale assegna l’area di sua proprietà , posta in località Campagne, 1 e il rimanente capitale, quale fondo perpetuo per le spese annuali dell’Istituzione. Il ricovero sarà intitolato a Felice Rinaldo Baguzzi, padre di Sebastiano, e verrà servito dalle suore di Carità. Lo amministreranno il parroco pro-tempore di San Martino, il sindaco, il presidente della Congregazione di Carità e il medico condotto. Oltre alla nomina degli stipendiati,  spetterà a loro anche la scelta dei ricoverati, in numero di otto, cioè, come detto, sei per San Martino e due per Cividale, frazione dove Sebastiano possiede terreni curati da persone fidate del luogo.

Nell’ottobre del 1923 gli ospiti ricoverati vengono trasferiti al  Ricovero di Marcaria, già ben avviato e disponibile ad accogliere provvisoriamente i vecchi destinati al futuro Ricovero Baguzzi, per il periodo strettamente necessario alla sua attivazione.

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L’architetto Cesare Donini

A redigere il progetto tecnico per la realizzazione del Ricovero sarà un giovane architetto di Milano, Cesare Donini (1898-1979), per incarico del locale Sindacato muratori.

Il fabbricato è ad un piano unico rialzato e prevede locali sufficienti sia per numero che per ampiezza. Vedendo soddisfatte tutte le sue attese, l’Amministrazione approva all’unanimità il progetto dell’architetto Donini per la costruzione del fabbricato. I lavori si presentano urgenti, dato che il Comune di San Martino ha ricoverato i propri vecchi poveri presso il vicino Ospizio di Marcaria, affrontando una spesa superiore a quella che dovrebbe sostenere se provvedesse al loro mantenimento direttamente in un Ricovero proprio.

Si iniziano tempestivamente le pratiche con il Sindacato muratori. I lavori, saranno avviati nell’autunno del 1924 ed ultimati nel 1925.

Arriveranno le suore

Don Antonio Sarzi Amadè, quale presidente del Ricovero Baguzzi, si rivolge a suor Camilla Valentini, la Madre Generale dell’Istituto Figlie di S. Anna in Roma, per richiedere tre suore a cui affidare la direzione dell’Ente. Dall’Istituto Figlie di S. Anna, a cui don Antonio, fiducioso, si era inizialmente rivolto, giungono ora buone notizie. Come infatti promette la Madre Generale, a fine ottobre 1926 saranno mandate a San Martino tre suore: Lorenzina Lorice, con la qualifica di Superiora, incaricata della direzione e vigilanza di tutti i servizi in genere; Rosa Vinella, suora infermiera; Virginia Todaro, suora cuciniera. Ora don

Antonio è soddisfatto del traguardo faticosamente raggiunto e vede garantito il buon funzionamento del Ricovero, che presto verrà aperto.

Le suore giungeranno dalla Casa Madre di Piacenza

La denominazione di Ricovero Cronici “Felice Rinaldo Baguzzi” risale al lontano 1915, secondo quanto disposto dai testatore Sebastiano Baguzzi e con tale denominazione era stato eretto in Ente morale il 14 agosto 1920 (regio decreto).

Nell’Istituto, vengono accolti gli anziani inabili generalmente sprovvisti di risorse economiche, ma anche, nei limiti dei posti disponibili, persone in grado di rimborsare la spesa di mantenimento.


Chiusura temporanea dell’Istituto: rischio di estinzione

La Casa di Riposo, nel 1971, si trova in condizioni economiche molto deficitarie, che tendono costantemente ad aggravarsi per gli elevati costi di gestione. Pertanto  l’Amministrazione, nella sua seduta del 17 Giugno 1971, ne dispone la chiusura temporanea, per valutare se sarà possibile riorganizzare su nuove basi l’assistenza agli anziani. Intanto, per il pagamento di alcuni debiti, si ricorre alla vendita di un terreno: viene così eliminata qualsiasi pendenza.

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Riprende l’attività, grazie a Cesare Donini. Ritorno delle suore

L’estinzione dell’Ente, paventata nel 1971, viene scongiurata grazie al generoso apporto finanziario di oltre 25 milioni di lire,  proprio dell’architetto Cesare Donini che  permette la ripresa dell’attività.
L’emerito benefattore, nel corso del 1973, promuove infatti a sue spese i lavori di sistemazione dell’edificio.
Il primo ottobre 1973, dopo oltre due anni di inattività, l’Istituto viene finalmente riaperto sotto buoni auspici e il numero dei ricoverati andrà via via aumentando.


Il rinnovo completo della Casa di Riposo (2001-2003)

L’Ente, classificato nella duplice funzione di Casa Albergo (per ospiti autosufficienti), e Struttura protetta (per ospiti non autosufficienti), si prepara al suo totale rinnovo. I lavori di adeguamento a standard della Casa saranno diretti dagli ingegneri Cesare Paroli e Virgilio Monftini, entrambi di Mantova e dal geom. Giancarlo Zottino, di San Martino. Dopo l’aggiudicazione degli appalti, i lavori iniziano nel giugno del 2001 e si concludono nel novembre del 2003, senza mai subire interruzioni.

In aggiunta alle tre camere già esistenti e considerate a norma, ne vengono realizzate dodici nuove, ognuna con due posti letto, più ampie rispetto alle precedenti, con i relativi bagni intercomunicanti; viene costruita una nuova palestra più spaziosa. E’ inoltre realizzato il locale cucina, con i relativi magazzini di deposito delle derrate alimentari,  i due saloni giallo e arancio per le attività di animazione e intrattenimento degli ospiti, la direzione sanitaria e l’ampliamento della zona pranzo. Tutta la struttura viene dotata di nuovi arredi rispondenti alla normativa vigente.

Dopo il completo rinnovo, l’Istituto è ufficialmente inaugurato il 13 dicembre 2003. L’edificio ora risponde pienamente agli standard obbligatori fissati dalla Regione Lombardia e può garantire alla comunità sammartinese un importante servizio nei confronti degli anziani bisognosi di assistenza, mantenendo saldo il legame che la maggior parte di loro ha con la propria terra, con le proprie famiglie e con gli amici.

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Trasformazione giuridica della Casa di Riposo

A seguito dell’emanazione della Legge Regionale n°1/2003 e del relativo Regolamento Regionale di attuazione n°11/2003, il Consiglio di Amministrazione, con delibera n°71 del 27/10/2003, ha approvato la trasformazione giuridica dell’Ente da I.P.A.B. in A.S.P. – Azienda di servizi alla persona -, resa effettiva con Decreto della Giunta Regionale n°22008 del 09/12/2003. 
Da ultimo, per effetto dell’art. 26 comma 1-b della L.R. n°3 del 12/03/2008 l’ente ha manifestato la volontà di trasformarsi in Fondazione di diritto privato, resa effettiva con DGR n° 8769 del 29/09/2011 della Regione Lombardia.


© Copyright Fondazione Baguzzi Dassù